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Piano per favorire la continuità didattica Stampa E-mail

Quali effetti potrebbero produrre queste misure, se e quando saranno messe in atto?

L’eventuale blocco della mobilità per uno o due anni (su questo la Gelmini non si è pronunciata), magari con eccezioni per casi ben specificati, porterebbe all’azzeramento per quel periodo di quel 9-10% di mobilità che attualmente si registra ogni anno, ma al termine del blocco le domande di mobilità potrebbero schizzare in alto. Una adeguata politica di incentivi potrebbe comunque limitare la propensione a cambiare sede. Peraltro se anche si producesse un forte movimento a cadenza biennale o triennale, questo potrebbe corrispondere maggiormente alla durata dei cicli scolastici, e quindi creare meno danni a livello didattico.

Ma è sui precari che si gioca il grosso della partita della discontinuità didattica. Qui la Gelmini intende agire sulle modalità di conferma, da parte dei dirigenti scolastici, dei docenti a tempo determinato. Forse si pensa anche a incarichi pluriennali. Sembrano misure di buon senso e nella direzione dell’efficacia e dell’efficienza, oltre che del rispetto dei lavoratori precari. Ma ad esse si dovrebbe aggiungere una più elevata stabilizzazione del personale (si pensi che quest’anno sono stati immessi in ruolo 8 mila docenti a fronte di alcune decine di migliaia di posti vacanti), almeno dei soggetti ai quali lo Stato ricorre di anno in anno. Costringendoli a muoversi da una sede all’altra, danneggiando così insegnanti e studenti.

Il ministro ha parlato, a proposito della formazione iniziale e del reclutamento, dell’importanza di una seria programmazione. Lo stesso dovrebbe avvenire in questo contesto.

Tirando le somme, secondo una simulazione di Tuttoscuola, se venissero poste in essere con chiarezza e decisione le misure elencate, il “tasso di discontinuità didattica” (vale a dire il numero di docenti che da un anno all’altro si spostano su una nuova sede rispetto al totale dell’organico) potrebbe scendere in un triennio dal 29,4% del 2008/2009 fino al 15% circa. Sarebbe un significativo contributo verso l’innalzamento della qualità del servizio. Ne guadagnerebbero studenti, genitori e docenti precari.
(Notizia tratta da Tuttoscuola.com)

 

 

Audiolibro della II G A.S. 2010-2011

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